“E tu non sei mio padre e nemmeno il mio padrone” , dalla serie “l’amica geniale”. Non è solo una frase, ma una dichiarazione di autonomia, un rifiuto di quella cultura patriarcale che ha cercato, per secoli, di confinare la donna ad un ruolo inutile ed invisibile. Sono queste le parole di una donna, cariche di rabbia e determinazione, che rappresentano un manifesto di indipendenza e di resistenza contro le dinamiche di violenza e di dominio che troppo spesso caratterizzano i rapporti di genere.
L’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, è da sempre un momento di riflessione e celebrazione, ma anche di lotta e rivendicazione. In molti paesi, inclusa l’Italia, le donne sono ancora costrette a combattere per una parità che tarda ad arrivare. Non basta una mimosa per rendere giustizia a chi lotta quotidianamente per la parità salariale, per il riconoscimento dei diritti riproduttivi, per la protezione contro la violenza di genere e per l’accesso a opportunità uguali in ogni campo della società. Oggi, le donne non chiedono gesti di simpatia, ma azioni concrete in ogni ambito: dal lavoro alla famiglia, dalla politica all’educazione. È necessario un impegno continuo per cambiare le leggi, ma soprattutto i cuori e le menti di una società ancora troppo chiusa.
In questo contesto, uno degli argomenti centrali di quest’anno è la nuova legge sul femminicidio. Il Consiglio dei Ministri, alla vigilia dell’08 marzo 2025 ha approvato un disegno di legge che segna un passo fondamentale nella lotta contro la violenza di genere: il femminicidio è ora ufficialmente inserito nel codice penale come un “atto di discriminazione o di odio verso la persona in quanto donna” ma oltre questo fa anche riflettere la gravità della pena che verrà inflitta difatti come si legge nella nuova legge “chiunque cagiona la morte di una donna quando il fatto è commesso come atto di discriminazione o di odio verso la persona offesa in quanto donna o per reprimere l’esercizio dei suoi diritti o delle sue libertà o, comunque, l’espressione della sua personalità, è punito con l’ergastolo”. In Parlamento anche l’opposizione è costretta a plaudire all’iniziativa del governo. “Sembra che ci sia stata la presa d’atto di un problema reale che va aggredito con decisione», dicono le rappresentanti della commissione contro il femminicidio. Il governo Meloni vara quindi una stretta mai vista sui reati, legati alla violenza di genere.
Questa novità legislativa rappresenta non solo un cambiamento giuridico di grande rilevanza, ma anche una vera e propria rivoluzione culturale, che riconosce il femminicidio come una manifestazione di odio radicata nella disuguaglianza di genere. Inoltre, l’aggravante scatta in caso di convivenza o parentela tra l’autore del crimine e la vittima, un’ulteriore riflessione sul legame spesso intimo e profondo tra vittima e carnefice. Questi dati confermano una realtà drammatica: il 56% dei femminicidi avviene all’interno di una relazione sentimentale e il 75% dei casi avviene in ambito familiare.
In questo 8 marzo dove i simboli di solidarietà verso le donne si moltiplicano sempre più, chiediamo diritti e non mimose, ricordandoci sempre che le vere conquiste sono quelle che arrivano proprio con il rispetto dei diritti fondamentali.
Federica Marino